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dalla redazioneA proposito di azionariato popolare...
19/07/2017



In queste settimane ed anche recentemente l'argomento dell'azionariato popolare pare essere tornato di moda, di più sembrerebbe essere diventato argomento direi di particolare momento. Propongo allora un mio intervento su Facebook sollecitato da alcuni amici particolarmente interessati al tema, in prima linea l'amico Moresi alias simplemind969. Piccola precisazione questo mio intervento, come chi vuole può verificare su Facebook, è uscito in tempi non sospetti, vale a dire ben prima di certe recenti interviste in cui a questo aspetto di possibile gestione del Genoa pare si voglia ridare un nuovo smalto, riportandolo in auge alla grande (intendiamoci se son rose fioriranno).



A Genova e per il Genoa quella dell'azionariato popolare è stata davvero una bella storia per l'entusiasmo e la partecipazione con cui è stata vissuta negli anni 70, storia che in allora ha consentito al Genoa di superare un periodo davvero buio, quando Berrino e Fossati, dopo la retrocessione in C, avevano fatto prudentemente un passo indietro lasciando la Società praticamente abbandonata al suo destino.
Ricordo la testimonianza diretta di Pippo Spagnolo che raccontava come con i soldi raccolti tra i genononi grazie a liberalità e con lotterie, cene e quant'altro, avevano potuto pagare gli stipendi e le altre spese evitando il quasi certo fallimento.
Come ha scritto Peo Campodonico in un recente articolo su Genoadomani, in seguito Fossati, ritornato sulla tolda di comando della nave, dopo che Tongiani & Co l'aveano riportata in Serie B, aveva pensato bene di levarsi di torno tutta la pletora dei piccoli azionisti per avere le mani libere.
Ci fu una non breve causa legale al termini della quale grazie ad una transazione, propiziata dai fratelli Epifani Milena e Mario, ai piccoli azionisti fu data la possibilità di ritornare ad essere soci comprando un numero ridotto di azioni.
Da lì l'azionariato popolare riprese vigore ed ha vissuto nuovamente momenti di particolare rilievo grazie all'ingresso nel Consiglio di Amministrazione della Società di due rappresentanti dei piccoli azionisti nelle figure autorevoli di Milena Epifani e Peo Campodonico.
Una partecipazione tanto significativa quanto travagliata come quella ulteriore di Mario Epifani con la successiva presidenza Spinelli.
Gli azionisti di riferimento hanno sempre mal sopportato che si facessero loro le pulci, ma i rappresentanti dei piccoli azionisti hanno sempre vissuto quell'esperienza come una sorta di rappresentanza all'interno della Societaria di tutta la tifoseria portandone autorevolmente la voce.
Questa esperienza fu immaginata un po' diversamente come un grande progetto, se vogliamo un sogno, di Pippo Spagnolo che aveva immaginato un Genoa con migliaia di soci come il Real Madrid, progetto che non si concretizzò, ma che riuscì a propiziare la meno eclatante esperienza di cui ho parlato che ha, comunque, avuto un'importanza fondamentale in quei momenti davvero critici per la nostra Società.
Come non chiedersi oggi, che stiamo vivendo l'ennesima crisi Societaria, se l'esperienza dell'azionariato popolare potrebbe tornare ad essere nuovamente strategica ed imprimere una svolta magari tutta genovese alla gestione societaria del Genoa? Non credo ci sia da inventarsi niente di nuovo, basterebbe provare a far rivivere quello che era stato il sogno iniziale di Pippo Spagnolo, coinvolgendo migliaia di persone, da quelle comuni, a professionisti ed imprenditori, un'utopia che dovrebbe essere supportata da personaggi autorevoli, capienti ed un po' "matti" che sapessero e volessero volare alti, come ci ha insegnato Pippo Spagnolo.
La vedo difficile, anche perché la situazione del calcio moderno è mutata profondamente, ma non la escluderei a priori.
Certo che comporterebbe tanto coraggio ed ancora di più entusiasmo ed a guidarla ci vorrebbero grandi intelligenze ed esperienze manageriali.
Auguriamoci che qualcuno voglia e possa metterci faccia e lavoro e provi a cimentarsi in questa impresa, non escludo, anzi che saremmo in non pochi a seguirlo con altrettanto entusiasmo e passione.
Quando c'è di mezzo il vecchio Balordo, mai dire mai.
Giancarlo Rabacchi

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