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dalla redazioneCinematografo, arco giapponese, Museo – II
23/05/2018




Mi è stato chiesto di riferire qui a voi il mio piccolo discorso in assemblea Genoa.
Rieccomi quindi a continuare.



Parte di noi piccoli azionisti, cominciai, è poco versata ad affrontare le aride cifre di un bilancio recepito all’ultimo momento; nel condividere le critiche che sembrano giuste vorremmo nello stesso tempo esprimere una solidarietà; alcuni di noi hanno passato una vita all’intorno e anche all’interno dei campi di gioco e questa esperienza potrebbe essere una risorsa. Noi soci troviamo difficile poter discutere coi dirigenti della società, contrariamente a tifosi importanti perché pericolosi e pretenziosi, mancandoci incontri al di fuori di assemblea ordinaria. Sfiorai qualche argomento di discussione, ad esempio sulla gestione dello stadio durante le partite. Mi riferii all’argomento Museo.
Affermai che l’interesse per la Fondazione e quindi per il Museo rientra negli interessi leciti dell’Assemblea dei Soci, in quanto la Fondazione è retta da Reggenti nominati dal Genoa, i quali c’è da immaginare relazioneranno sulla loro opera (qui sono stato falso – uno era lì - infatti Zarbano subito rispose che egli non interferisce).
Sfiorai appena alcuni aspetti attinenti, soltanto dissi di qualche piccolezza, come ad esempio le didascalie, se siano soddisfacenti, o altro già detto in passato. Accennai appena all’ex Comitato Museo.
Conclusi con la similitudine del tiro all’arco, già detta.

Ora che ho finito il mio piccolo racconto, tra noi possiamo parlarci e ritorno all’argomento sostanziale e forse scomodo che in assemblea precedente avevo già toccato.

Cioè: la funzione culturale del Museo.

Un Museo non si deve pensare soltanto come recipiente di reperti visibili e come opportuntà commerciali e occasioni espositive. Se lo si pensa così, col tempo è destinato a svuotarsi di interesse, inesorabilmente negli anni.
Un Museo deve essere le due cose: espositivo e commercialmente fruibile, certo, ma anche deve essere un soggetto culturale attivo; voglio dire un centro di ricerche scientifiche. Argomento complesso.

L’arciere giapponese sta tra l’arco e la corda; abbraccia il tutto (l’alto e il basso) e così collega cielo e terra.
Chi stava tra i Reggenti del Museo e il popolo che gli diede vita e li collegava?
Un apposito organismo.

Merito del Prof. Avv. Andrea D’Angelo fu di creare il Comitato Museo e Storia, strumento di entrambi gli obiettivi: il culturale e il commerciale.
Il Comitato Museo e Storia era alle dirette dipendenze della Reggenza della Fondazione e il Reggente D’Angelo quando opportuno partecipava alle sue riunioni e dava direttive.
Si trattava di un gruppo di 8 persone straordinaiamente ben scelte per le loro qualità che si completavano; fu esso la scaturigine del Museo.
Meritano di venire menzionate . Ecco chi erano.

Vittorio Riccadonna, nominato Coordinatore;
Prof. Stefano Massa, nominato Responsabile Scientifico;
Prof. Ing. Fabio Saccomanno, scienziato di rinomanza mondiale;
Davide Rota, giornalista sportivo di professione;
Pietro Kessisoglu, ex Presidente di Coordinamento Club Genoani;
Dott. Piero Vianson, collezionista;
Dott. Giuseppe Marzucchi, storico:
Giovanni Villani, pubblicista del Comune.

A Museo compiuto, i professori D’Angelo e Carbone si dimisero dalla Reggenza della Fondazione Genoa e furono sostituiti da Barabino e Blondet.

Costoro, per il tramite di Roberto Martini allora appartenente al Comitato di Reggenza, rinominarono il Comitato Museo e Storia (diventò Comitato ricerca e storia del Genoa), ne ridussero funzioni e obiettivi: non più organo autonomo ma soltanto competenti da interpellare su argomenti specifici, anche isolatamente, alla pari, senza gerarchie: nella visione dei nuovi Reggenti, senza alcun coordinatore o responsabile scientifico, quindi istituzionalmente senza voce (infatti oggi li leggiamo indicati semplicemente come “gli storici della Fondazione”); abbandono dell’interesse all’intero calcio italiano; abbandono del grandioso progetto di un archivio storico generale come era stato progettato, di cui la programmazione informatica era quasi completata, con conseguente rinuncia ad ambizioni di primazia nazionale; sospensione del loro intervento diretto di Reggenti nel nuovo Comitato.

Per reagire ad una situazione inerte, io pensai al possibile contributo di due validi amici che conoscete e sono tra noi, versati in ricerche storiche: Viaggi e Grondona. Li proposi, li invitai, parteciparono a due riunioni, non furono graditi, si ritirarono disgustati dai personalismi.

Non conosco l’attuale organizzazione; spero che esista un piano culturale con uno specifico responsabile.
Sostengo che è nel campo culturale la linfa vitale di un Museo.

Vittorio Riccadonna



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