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il Grifone in campoUn Grifone ritrovato sfiora l'impresa
02/12/2006

 

Genoa                 1
(Juric, 29' s.t.)

Juventus             1
(Nedved,  26' s.t.)

Partita bella e spettacolare che non ha tradito le attese, vista davvero in tutto il mondo, molto corretta (i giocatori si sono anche scambiate le maglie già alla fine del primo tempo) nonostante il veleno nella coda con il cartellino rosso a Nedved e che si è chiusa con un pareggio sostanzialmente equo.

 

 


Uno stadio pieno, in pratica esaurito, ma non stracolmo come in altre precedenti occasioni, nei distinti, “vergogna”, ce la siamo goduta comodamente seduti, salvo scattare in piedi ad ogni nostra azione in profondità.

L’accoglienza per gli ospiti non è stata, in effetti, delle più cordiali, cosa che immagino capiti un po’ dovunque, anche se trentamila che ti urlano a squarciagola LADRI, LADRI non si trovano da tutte le parti.

Buffon, come meritava, è stato invece applaudito anche e soprattutto dalla NORD nonostante lo “sgarbo” del rigore parato in due tempi a Adailton (“belin”, ma nella finale mondiale non n’aveva invece preso "manco mezzo").

La prima sorpresa è arrivata, per i più attenti, quando le squadre escono dagli spogliatoi per il riscaldamento pre-partita.

Cavolo ma c’è Juric e si intuisce che “Pinocchio” Gasperini ha rinunciato alle tre punte, davanti conferma Greco, mentre dietro, lasciatemela passare, continua “l’accanimento terapeutico” a favore di Barasso.

Sul prato c’è anche Rossi, ma in jeans e così anche gli irriducibili si devono “rassegnare” a Botta.

Ma chi cominciava ad essere un po’ perplesso non aveva davvero “capito una “mazza”.

In partita, infatti, Barasso -che ora si viene a sapere innamorato perso- non da ancora, a giudizio di tanti, una grandissima impressione di sicurezza (le scorie delle “musse”, pardon distrazioni, precedenti non sono state evidentemente del tutto smaltite), ma -poche storie- nei pochi momenti decisivi ai quali è stato chiamato questa volta ha risposto alla grande e si è fatto sorprendere solo da una fucilata di Nedved su punizione che poi, ci hanno detto, è stata anche deviata, involontariamente, da Juric.

L’eventuale errore (diciamo che maggiore è comunque il merito per la bravura del nervoso “ceko”) pìù che del portiere è, forse, quello di non aver piazzato anche solo un uomo in più in barriera: senno di poi e, in ogni modo, diciamolo sotto voce se no poi qualcuno magari s’arrabbia pure.

Altra sorpresa: Juric, che avevamo visto molto in difficoltà a Modena nella stessa posizione, è stato schierato a destra in sostituzione di Marco Rossi mentre Botta ha giocato al posto di Sculli a sinistra.

Bravo il Gasperini che “predica” in un certo modo, ma poi “razzola” io direi bene e che, dopo le “baccate” di Bologna, ha pensato di bene di riequilibrare un po’ il baricentro della squadra e, ma non si deve mica arrossire, di coprirsi un tantinello di più (a proposito di freddo bravi quelli che si sono preoccupati d’infagottarsi perché la tramontanina di Marassi ha fatto venire i brividi e fregare le mani a più d’uno).

Ma le sorprese più belle sono venute dal campo dove si ha subito la sensazione che Gasperini “ci avesse dato”.

Autoritario e continuo Botta, che si presenta con una giocata d’alta scuola con la quale si libera alla grande di un avversario, davvero “esemplare” Juric che ci fa rivedere, e questa volta per benino, la sua non comune sagacia tattica della quale avevamo avuto un troppo breve “assaggio” in Coppa Italia. 

Tra l’altro Juric, non appare per nulla intimorito dal fatto di avere di fronte un “mostro sacro” come Nedved, ed anzi, oltre a “coprire” diligentemente e si è spesso permesso anche di lanciarsi in azioni offensive nella loro tre quarti che lo juventino faceva fatica a contenere.

Insomma il Genoa, grazie anche al ritrovato Coppola, sontuoso in alcune giocate (ancora qualche perdonabile eccesso di gigionismo, ma una prova davvero eccellente) conquista saldamente il centro campo gettando salde basi per una serata che fa subito ben sperare nonostante il temibile avversario.

La difesa, nuovamente con i suoi tre titolari effettivi, ha fatto in pieno il suo dovere (e ci si accorge, ma "ce l’eravamo già data", dell’importanza di Bega) e la gara si è messa rapidamente su binari favorevoli per noi che tenevamo bene il campo, senza timori riverenziali e con crescente autorità e convinzione.

Davanti poi, dopo un primo tempo non proprio esaltante dove, oltre a “mangiarci” un rigore, non siamo mai stati davvero pericolosi, sia Greco sia Adailton hanno giocato la ripresa sui “loro” livelli ed il risultato è che, un po’ alla volta, finalmente, si è rivisto il “nostro” Genoa.

Passiamo agli episodi.

Al 4’ Farina annulla un goal a Palladino per fuori gioco, al 16’ Birindelli impedisce a Greco di saltare in una chiara occasione da goal, ma l’arbitro (genoano?) non batte ciglio come al 30’ quando Birindelli (schiena o braccio?) mette in corner una “zuccata” d’Adailton, poi il fallo non evidentissimo su Longo, ma guai a non darli questi rigori se no va a finire, come ad esempio con il Crotone e lo Spezia, dove a De Rosa è stato sistematicamente impedito di saltare con un’inaccettabile ed antisportiva tattica ostruzionistica (altro che tutelare la spettacolarità del gioco come s’era detto all’inizio).

Barasso poi anticipa bene Bojinov, ed al 41’ Fabiano va vicino al goal con una rasoiata diagonale sulla quale, forse, neppure Buffon avrebbe potuto far qualcosa se la mira del brasiliano fosse risultata un po’ più precisa.

La ripresa ha mostrato un Genoa ancora più determinato e sicuro di se.

Quasi subito Coppola s’invola sulla destra e lascia partire un sinistro al fulmicotone sul quale Buffon compie l’intervento più bello ed efficace della sua non facile serata (già nel primo tempo una sventola del nostro numero 5 gli ha fatto bruciare le mani) ed al 24’ Greco, tornato lui, si beve con una magia il suo avversario e mette in mezzo una palla d’oro che Adailton incorna con buona intenzione (prendere in contropiede il portiere juventino), ma sposta leggermente a sinistra il mirino e la palla, a portiere nettamente battuto, esce tra l’huuuuuuuuu dello stadio.

La Juve ribatte colpo su colpo e Nedved di testa ci prova, ma Barasso, con la mente probabilmente libera dalle sue oramai pubblicizzate fantasie erotiche, tira fuori le tanto decantate potenzialità e ci fa vedere una paratona alla Peruzzi (tiè, altro che “accanimento terapeutico”).

Ma il miracolo non si ripete al 27’ quando sempre Nedved, che poco prima con gesti inequivocabili aveva fatto chiaramente intendere al pubblico che non lo “osannava” che ce la avrebbe fatta pagare, complice involontario Juric, metteva la palla dentro e noi in ginocchio.

Ma la storia prevedeva un altro finale e, come nei buoni film americani che si rispettano non manca mai il lieto fine, al 29’ un bel “minuetto” tra Tavares, Greco faceva arrivare la palla a centro area e consentiva una “magia” al “furetto” Juric che con una lesta zampata ha "uccellato" il portiere insieme più bravo e genoano che si conosca.

Risultato ineccepibile, peccato che a quel punto sia subentrato in campo e sugli spalti un evidente appagamento.

Criticone ed incontentabile, come a volte mi sento rinfacciare d’essere, avrei sperato (e ci ho provato da solo, ma nessuno mi @@@@va) in un assordante GENOA – GENOA – GENOA dei tifosi ed in un arrembaggio finale da parte dei nostri giocatori che, forse, non si sono resi conto che la Juve era moralmente e fisicamente in difficoltà tanto da lasciarsi scappare accenni di perdite di tempo, palle in tribuna (chissà perché non si dice in gradinata o nei distinti) ed a qualcosa di più di parvenze di quegli atteggiamenti perdi tempo ed ostruzionistici in cui si rifugiano squadre di ben diverso profilo come ad esempio Crotone e Spezia.

Era la prova provata che “l’impresa” non sarebbe stata impossibile, che la situazione psicologica era diventata a noi davvero molto favorevole, ma mi sono dovuto “rassegnare ” (sia pure stracontento) quando ho visto Greco che, ricevuto un grazioso regalo a centro campo (stile Biasi: mi perdoni il veronese, ma per l’oblio ci vorrà ancora del tempo), s'è involato tutto solo verso Buffon, ma non ha avuto letteralmente la forza di reggere per trenta metri e s'è "incartato" da solo oramai sfinito.

Quella situazione tanto propizia avrebbe potuto regalarci un trionfo che sarebbe entrato negli annali della nostra storia e da tramandare ai posteri, tipo quel famoso Genoa – Fiorentina di trent’anni fa, ma -evidentemente- tutta la squadra, e non solo Greco, era oramai in riserva dopo tanto dispendio d’energie fisico-mentali.
 
Peccato, vincere sarebbe stato troppo bello, forse un po "oltre", ma in ogni caso l’orgogliosa reazione allo svantaggio ed il pareggio imposto alla capolista “virtuale” della cadetteria, oltre al punticino, ci porta un capitale e mezzo di carica morale, medicina di cui avevamo davvero bisogno.

Alè.
   
Giancarlo Rabacchi

FOTO DELLA PARTITA

 



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