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il Grifone in campoUna sconfitta di troppo
04/06/2007

 

A.C. Mantova                        1

(50' s.t. Tarana)

 

Genoa C.F.C.                         0

 

 

Eravamo davvero in tanti, vestiti di rossoblù, in un'allegra camminata di avvicinamento  al "Martelli". Il sole trionfava sulle nubi: inizio di giugno, ore 1,30 solari! Faceva caldo.

 

Le società di calcio si sono piegate alla forza del denaro e accettano questi orari anti-calcistici.

 

Le squadre entrano in campo con le loro divise tradizionali.

 

La partita spiega subito le sue caratteristiche.

 

 


Il Genoa prende il governo del gioco e si dimostra padrona della metà campo. Il Mantova si difende puntualmente, anche con una durezza che l'arbitro Giannoccaro sembra guardare tollerante, usa una tattica attendista, ha una buona dorsale portiere-centrodifesa-centrattacco, non sono da trascurarsi le sue potenzialità offensive nelle rare azioni che porta, il suo Godeas, piuttosto isolato all'attacco, prevale quasi sempre di testa, ma insomma il predominio del Grifone è evidente e se la tela che tesse non si conclude col tiro perentorio si ha l'impressione che con l'andare della gara la sua zampata la darà.

 

Questo nel primo tempo, dove i due portieri hanno fatto unicamente una parata di pugno: Brivio su punizione di Leon da lontano, parata piuttosto facile, Rubigno nel finale di tempo su tiro improvviso dal limite, questa un po' meno facile.

 

Intanto veniamo blanditi dalla notizia del Vicenza in vantaggio.

 

E' nel secondo tempo che si gioca veramente la gara.

 

Nello spiegarsi a un contrattacco, Leon viene fermato da dietro anche con un gomitata  al viso e questa volta Giannoccaro è severo ed espelle direttamente l'autore del fallo tattico, Mezzanotti.

 

Il Genoa ha ormai in mano la gara e inizia una ondata di attacchi, portati anche a parità di uomini rispetto ai difensori avversari, quindi con possibilità di scelta del portatore di palla.

 

A questo punto non sto ad elencare la lunga serie di occasioni per arrivare ad una segnatura che sembrava inevitabile. In tanti l'abbiamo vista sul campo, e chi era alla televisione ne avrà preso anche migliore nota. Colpi di testa usciti di poco, parate del portiere Brivio, deviazioni di piede fuori bersaglio, tiri sballati. Il tempo passava, il gol troppo importante non veniva. Le sostituzioni operate non sortirono effetto pratico.

 

Venne poi la notizia che il Piacenza aveva rovesciato a suo favore il risultato.

 

Il grande pubblico genoano gridava: "Devi vincere!". I giocatori erano sotto pressione. Il sole picchiava.

 

Gli attaccanti del Genoa ora cercavano sbocchi con lo scambio stretto, ora con la centrata o il traversone, ahimé troppo spesso fuori misura, ora col tiro da distanza, ma mancava in loro quella lucida freddezza che altre volte ha portato al gol (l'abbiamo vista una volta in Criscito, che ha seriamente impegnato il portiere).

 

Nei dieci minuti finali si è fatto vivo l'attacco del Mantova, che ha dato qualche apprensione, battuto qualche corner e indotto Rubigno ad un rinvio emozionante.

Erano intermezzi, tra gli attacchi del Genoa.

 

Poi, alla fine, abbacinato ormai dal sole in faccia e dall'ansia, ho visto materializzarsi 

una maglia bianca che, stranamente sfuggita alla nostra difesa, si è infiltrata veloce a sinistra in uno spazio vuoto ed ha battuto Rubigno rasoterra.

 

Il Genoa ha così perso questa partita, che doveva e certo poteva vincere, essendo apparso la migliore delle due squadre e per giunta con superiorità numerica. Uscendo, tra noi, rompevamo il silenzio incolpando il destino avverso oppure i nostri errori, secondo le propensioni di ciascuno, e provate voi a dire la differenza.

 

Nel prato di un parco a fianco, una decina di giovani giocavano a cricket.

 

 

Vittorio Riccadonna

 

 

 



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