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il Grifone in campoIl Genoa si rivela
27/09/2007

 

Genoa C.F.C.                                    3

(19' I t. Borriello; in ribattuta;  2' II t. Borriello, testa da calcio d'angolo;  20' Borriello, rigore)

 

Udinese C.                                        2

(6' II t. Asamoah, in azione da punizione; 31' De Rosa, autorete su tiro di Mesto).

 

 

 

Ieri sera, assistendo a questa partita, abbiamo avuto tutti come una percezione di qualcosa di nuovo che sta nascendo. In apparenza, è come se la nostra squadra avesse deciso di gettare una maschera e di manifestare il suo vero volto al pubblico che la ama. Non è questa, si capisce, la vera spiegazione. Come avviene in genere nel calcio, motivi occasionali, che appartengono alla singola partita, e ragioni di evoluzione di un gioco di squadra, che alla stessa partita danno una forma, si confondono e sovrappongono tra di loro e voi direte, ahimé!, che vi aspettate dal meschino commentatore che scrive queste righe una profonda e verace analisi degli uni e degli altri.

 

 


Ma prima di tutto lasciatemi dire la grande emozione che ha dato questa gara, una delle più appassionanti, esaltanti e sofferte che ricordiamo. Ha avuto due volti: il primo tempo ad armi pari e la ripresa sotto costante pressione dell'avversario. Nel primo tempo abbiamo ammirato il gioco e la tattica; nel secondo l'eroismo dettato dal cuore. E che pubblico! Rombava e rimbombava, il Ferraris, incessantemente, e certo le forze dei nostri giocatori ne riuscivano moltiplicate.

 

Il temuto attacco a tre dell'Udinese, composto da pericolosi colpitori, ha indotto, come prevedibile, Gasperini alla mossa difensiva di schierare un quarto difensore in linea ed ha scelto Konko, messo in campo in funzione di terzino destro, che ha svolto benissimo. A Leon ha dato una libertà di movimento efficace e quindi l'unico attaccante fisso del Genoa è rimasto Borriello. Di conseguenza il gioco d'attacco del Genoa ha acquistato profondità: vale a dire che disponeva di spazi sia in senso orizzontale che in senso verticale.

 

Sono concetti banali a dirsi, ma notevoli sono state la brillantezza, la rapidità e l'automatismo del gioco di scambi, in quegli spazi, sviluppati dai giocatori in rossoblù per tutto il campo. I bianconeri, che in difesa avevano come punto di riferimento il solo, per loro spinosissimo, Borriello, per tutto il primo tempo sono andati nettamente sotto.

 

Al contrario, i loro attaccanti sono stati tenuti a controllo dalla nostra ottima difesa.

 

Il primo tempo termina 1-0 ma possiamo contare diversi episodi, oltre al gol di Borriello che riprende al volo con movimento perfetto un forte tiro di punizione di Juric respinto dal portiere Handanovic (era molto piovuto all'inizio e poco prima). 

 

Handanovic aveva già respinto una precedente stangata di Borriello su calcio di punizione "ai due" mandando a rimbalzare la palla violentemente sul palo sinistro a mezza altezza.

 

Due minuti dopo il gol, Leon mette al centro dal fondo da destra un rasoterra su cui piomba Borriello a portiere superato: certo non ci arriva comodo, ma era difficile mancare la segnatura e spedire invece la palla contro la traversa, come ha fatto.

 

Nel finale, su calcio d'angolo, De Rosa di testa arriva scarso sul pallone che se ne usciva nel pressi dell'incrocio dei pali, lo colpisce e inevitabilmente va alto. L'unica possibilità di segnare stava nel tener ferma la testa per fare sponda. Comunque non era facile.

 

Poi c'è stata una spinta irregolare su Paro.

 

L'Udinese aveva fatto molto meno ma aveva avuto due occasioni: a metà tempo Asamoah spreca una palla favorevolissima sparando addosso a Rubinho che si becca gli applausi e in precedenza era stato bene bloccato dallo stesso portiere in uscita.

 

Ripresa: calcio d'angolo, Borriello male marcato, testa, rete, 2-0.

 

E qui interviene ancora una volta il destino, quel destino che non ci vuole troppo tranquilli, ma invece sempre combattenti e sofferenti.

 

Succede che Rubinho fa un'incursione un po' avventata intervenendo quasi in una mischia al vertice dell'area di rigore, si trova addosso il pallone, istintivamente allunga la mano e lo tocca appena. Non si tratta di una "giocata" con la mano, nel senso che il tocco non ha un vero effetto di gioco: la mano la ritira subito, si accorge del pericolo di essere fuori dall'area. L'arbitro Ciampi da Roma (che nel complesso ha arbitrato bene) applica il cartellino rosso dell'espulsione. Ammesso che il pallone fosse effettivamente fuori dall'area, come a me e all'arbitro è parso (mi applicherò con interesse allo strumento a volte fallace della televisione), non mi sembra di poter ritenere che sia stata "annullata una evidente opportunità di segnare una rete", fatto che prevede l'espulsione. Pertanto considero l'errore dell'arbitro più di concetto che di percezione.

 

Non vi dicevo del destino? Dopo discussioni alquanto lunghe, l'uscita di Leon e l'entrata di Scarpi , l'Udinese batte la punizione e proprio da quella nasce il gol, per una deviazione della barriera che manda la palla a un giocatore libero vicino all'altro palo.

 

Cominciano qui tre quarti d'ora di sofferenza, da veri genoani. L'Udinese, in superiorità, fa entrare attaccanti uno dopo l'altro, Gasperini cerca di parare con difensori, ma oltre non può. L'animo dei giocatori genoani è meraviglioso, così come l'incitamento dei sostenitori.

 

Un secondo gol dell'Udinese viene bloccato per fuorigioco.

 

La nostra ottima difesa resiste e chiude ogni spazio agli avversari. Le pochissime sortite, costose sotto il profilo atletico, sono di Konko, oltre che Borriello. Un contropiede di quest'ultimo porta ad un rigore, che lo stesso realizza. Il doppio vantaggio dura pochissimo: una deviazione sfortunata di De Rosa spiazza Scarpi, che non può proprio far altro che guardar entrare la palla del 3-2.

 

Per usare un eufemismo, il Genoa non ha fretta. L'ottimo Scarpi è un artista nel prendere tempo, l'arbitro fa il tollerante, non vuole infierire oltre contro di noi. Solo 3 minuti di ricupero, ormai passano presto. Ciampi fischia la fine ed è accompagnato da bianco-neri protestanti. I rossoblù festeggiano col pubblico.

 

Ritorniamo alle considerazioni iniziali.

 

Il gioco di una squadra di calcio si costruisce a poco a poco, si sviluppa per gradi.

Ad un certo punto, quasi inaspettatamente, ti accorgi che sta nascendo una specifica "filosofia", che esiste una individualità del collettivo, che la squadra sta acquistando una sua personalità che fino a quel momento non eri stato in grado di distinguere.

 

L'anno scorso questa sensazione la ebbi a Brescia, nella partita, sì, vinta 2-0, ma non per l'esito (anzi se Barasso non avesse mandato a vuoto il rigore di Possanzini sarebbe stato duro vincerla), ma, come dire, per una forma di autoritaria, consapevole autofiducia  sfoderata in campo. Scrissi che avevo visto nascere una squadra. Vennero poi momenti grigi, venne un periodo in cui quella virtù non emergeva  più, ma quel nucleo di gioco restava, nel profondo, e preparava il futuro.

 

La prova del Genoa contro l'Udinese apre la porta ad una simile e maggiore speranza.

 

Vittorio Riccadonna

 

 

 

 



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