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l'opinione''Calcio e letteratura'' di Franci
26/05/2009

Non intendo certo trattenervi sull'esaltazione lirica  dedicata da Saba alla tristezza del portiere che ha subito il gol,  se non altro perchè, come l'evoluzione delle tattiche ha rivoluzionato il gioco, così ha fatto giustizia del ruolo del numero 1 come del più sfigato sul rettangolo verde avendoci, ad esempio, Soriano parlato della "solitudine" dell'ala destra; nè dire della lucida analisi di Valdano, a dispetto di un titolo "Il sogno di Futbolandia" nel quale manca solo il capitolo dedicato al nostro sogno della Stella, contrapponendolo ai 90° di febbrile passione "tifoidea" di Nick Hornby.

 


Il vespaio suscitato da una considerazione di Preziosi sullo stadio e le reazioni delle due opposte anime subito manifestatesi all'interno della tifoseria genoana, mi hanno indotto  ad un (ipotetico), più che raffronto direi passaggio del testimone, tra il Foscolo ed il Verga.

Il perchè del Foscolo è sin troppo chiaro, visto l'esplicito richiamo del Presidente al rilievo della componente "romanticismo".

Il perchè del riferimento al Verga cercherò di spiegarlo in corso d'opera.

Quello che proprio non mi riesce di accettare è l'assioma per cui un futuro roseo e pieno di soddisfazioni per il Genoa non possa prescindere da un nuovo stadio.

Sintetizzato nei messaggi alle tv o sui siti internet in frasi lapidee per le quali, se  è per giocare col Manchester o col Barcellona o per un Genoa vincente, " vado anche a Torriglia".

Precisato che allo stesso modo non apprezzo l'enunciazione - e soprattutto i termini - della teoria opposta mediante l'esposizione di striscioni, mi auguro veramente che accanto al "sei genoano e vuoi anche vincere?" trovi definitivo collocamento a riposo, senza neppure un adeguato TFR, anche l'altro grande  teorema - quello rivelatosi fasullo e altrettanto privo di senso quanto appunto l'analogo certificato anagrafico di esistenza in vita che ogni tanto ci viene richiesto - in base al quale altri esisterebbero perchè vincenti mentre la nostra indiscutibile esistenza sarebbe invece la fonte delle nostre vittorie.

A chi sostiene che nel corso degli anni il Genoa ha sovente cambiato terreno di gioco senza che mai vi siano state rimostranze, non è neppure il caso di replicare quanto capziosa sia tale affermazione.

Può essere sufficiente l'invito a rileggersi su un qualunque testo che parli della Storia del Genoa (fatico, fatico davvero a contenere un senso di fastidio nel dover rivolgere a dei genoani questo invito che sino ad ora ha avuto quali esclusivi destinatari   quelli là) per quanti anni abbia giocato, quanti campionati il Genoa abbia disputato sui terreni di San Gottardo e Ponte Carrega e ad imprimersi poi bene nella mente l'anno di costruzione del campo di Marassi.

Sarebbe da inserire nell'elenco dei records anche la dismissione del nostro stadio in concomitanza del secolo di esistenza!

E mi suona quale grave dimenticanza l'affermazione per cui non vi sono state rimostranze in occasione dei lavori di rifacimento dello stadio per il mondiale '90.

Io ricordo una catena umana attorno al Ferraris, ricordo le lacrime di molti soprattutto anziani o vecchi genoani, ricordo i tanti che si portarono a casa un pezzo di cemento della Nord...Ma questo è sciocco "romanticismo"!

Quel che fa specie è che simili situazioni sono in genere riservate alle schermaglie tra "vecchi" e "giovani", con questi ultimi che rimproverano ai padri che bisogna guardare avanti, bandire i sentimentalismi, che queste son cose che non hanno oggi più valore...In questo caso, tra i progressisti, tra coloro in grado di traguardare il futuro, di gente su di età ce n'è "a straggio".

Mi spiace, ma non vedo nel nuovo stadio la conditio sine qua non i nostri sogni sono destinati a restare "romantico" testimone da passarsi di padre in figlio.

Se riesco a farmi andar bene, a "collare" - assieme a Govi - il principio che se voglio sperare in qualcosa di più e di meglio devo  (solo per il presente, mi si assicura, sino a quando cioè non avremo raggiunto una consolidata struttura da "grande" e il rispetto e il trattamento che ne costituiscono il logico corollario) accettare di dire ciao ai Milito ed ai Motta che si susseguiranno come arrivi e partenze sul display del Colombo, questa dello stadio non riesco a buttarla giù.

Cerco di ragionare sulle motivazioni addottemi, prima fra tutte quella che "anche grandi club storici hanno abbandonato il vecchio stadio per nuovi impianti funzionali".

Intanto, funzionali a che?

Comunque...Il primo nome che viene in mente è l'Arsenal.

Abbandonata Highbury (che trasudava romanticismo già solo nel nome e non anche per i soli ricordi) per un roboante e avveniristico stadio nel nome quanto nella struttura...Emirates Stadium...Fruscio di petrodollari, rombare di turbine...

Intanto, esborso di denaro da parte degli sceicchi e stop e poi la vogliamo considerare la motivazione principale?

Highbury conteneva tanti spettatori quanti il Ferraris oggi.

Pochi di più.

Per competere - si è detto - ad alti livelli, occorre uno stadio che ne contenga almeno 70mila, come l'Old Trafford, come Anfield...

Questa motivazione, mi pare, nel nostro caso non regga.

A parte che da tempo ci dicono che ormai la voce "incassi dai botteghini" incide in misura quasi risibile (forse per farci sentire, noi tifosi, sempre meno elemento portante?), nel campionato più esaltante regalatoci dalla squadra da una vita a questa parte, se arriviamo ai 25/26 mila ormai ci diciamo "e beh, oggi gente ne è venuta...".

E non posso non notare che, dal momento del trasferimento all'Emirates, i risultati ottenuti dai Gunners nel vetusto e non più "funzionale" Highbury hanno ottenuto un ridimensionamento, pur a livelli sempre di eccellenza.

Certo, non si è migliorato.

Per dirla alla Mourinho, "seru tituli".

E potete starvene, senza chiedere conferma al nostro beneamato coach Mark, dichiarato tifoso dei londinesi.

Al tempo stesso, noto che dopo lavori di ristrutturazione, un paio di anni fa il Fulham, squadra londinese diciamo così di seconda fascia ma onusta di gloria (seppur non di titoli), ha ripreso a disputare i propri incontri nello storico e secolare Craven Cottage. *****, non so come facciate voi a trattenervi, ma a me sobbalza il cuore solo a sentire Marianella che esordisce "Benvenuti al Craven Cottage...".

Solo il nome è poesia.

E l'avete presente la struttura di questo stadietto da 20mila poco più?

La tribuna, che subito immagini un panorama sul lungo Tamigi dove scorrono imbarcazioni di canottieri e ladies con ombrellino parasole e cappellino...Sì, sì, sono un coglione romantico ma me ne vanto.

Altrochè se me ne vanto...E non mi cambio col vostro pragmatismo.

Per la cronaca, il Fulham rischiamo di incontrarlo nella nostra avventura europea, visto che si è qualificato per la EL. ed entrare a Craven Cottage avrà, per me, la stessa emozione di quando entrai ad Anfield.

Cambierà solo una coordinata geografica: perchè se allora, varcando i cancelli di Anfield e leggendo effigiata nel ferro battuto la frase "Youll' never walk alone" mi dissi: "Pier, per arrivare sin qui sei passato da Montevarchi", stavolta mi dirò che per arrivare sin lì ho dovuto arrancare sulle strade della valle che portava a Lumezzane.

C'è arrivato il Fulham, in Europa, a dispetto di squadre che hanno stadi "più funzionali" ma dal nome che fa stringere i cuori...Reebok Stadium, City of Manchester (miii, che fantasia, ma vuoi mettere la funzionalità sette giorni su sette alla settimana...

Andateci in uno stadio inglese per verificare la "vita" che c'è al di fuori degli incontri, andateci e poi riempitevi ancora, se riuscite, la bocca di stadi multifunzionali...).

Ieri è ufficialmente retrocesso in serie B inglese il Middlesbrough.

Sino a qualche tempo fa giocava nel vecchio Ayresome Park.

Vi dice niente questo nome? Pak Do Ik...Corea...1966...pomodori all'aereoporto...

Comunque sia, quello stadio è stato sostituito dal più moderno e - ovviamente - più "funzionale" Riverside Stadium.

Chissà se ai tifosi hanno detto che era il passo per un futuro più luminoso, per reggere il passo dei tempi e del Manchester.

Magari per un po' ci hanno anche creduto, visto che nel 2005 hanno vinto la Coppa di Lega e sono arrivati in finale nella Coppa UEFA.

Però, ieri, nel loro stadio "funzionale", sono retrocessi.

Fra due sere il Manchester United si gioca l'ennesima finale di Champions.

Conquistata, come tutte le precedenti, nel vecchio e (forse) meno "funzionale" (di sicuro rispetto a quello avveniristico dei cugini) Old Trafford.

Vi chiedo una sola cortesia: evitate proprio di volermi far passare per uno che, essendo romantico, è destinato a finire inevitabilmente nel "ciclo dei vinti" verghiano.

Franci



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"''Calcio e letteratura'' di Franci" | 4 commenti
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Stai visualizzando i commenti del giorno 27/05/2009


Sacralità dei luoghi (amico fragile)
di Franci il 27/05/2009 15.26

carissimo Enzo, amico (posso permettermi di considerarti tale?) per nulla fragile...

non entro nel merito delle tue considerazioni e dei tuoi approfondimenti dei vari aspetti che investe la questione stadio. Mi soffermo per una breve replica su due/tre passaggi.

Credo che tra la "storia" che può raccontare il Ferraris e quella che possono raccontare altri luoghi non si possa stabilire un termine di paragone liquidabile con "abbiamo lasciato senza rimpianti anche quei posti". Men che meno se poi il paragone scivola sul "si è vinto anche altrove". Intanto perchè si dovrebbe precisare che si è vinto quasi "solo" altrove, e poi perchè la sacralità, come ho cercato di spiegare nell'intervento precedente, non deriva dal fatto di aver o meno vinto. Il raffronto coi borghi medioevali lo trovo una forzatura. Esemplificativa, ma pur sempre una forzatura.

Spinelli e Scerni avranno anche prospettato ipotesi similari, ma mai dopo aver profferito "Da qui non mi sposto!".

Quanto ai nativi americani, nutro forti dubbi si possa affermare che abbiano "accettato" di vivere confinati nelle riserve. A me pare vi siano stati confinati con la forza. Se no si potrebbe persin affermare che chi si arrendeva ai nazisti accettava di essere internato nei lager...

Tu sviluppi concetti suffragati da motivazioni. Condivisibili, non condivisibili, questo non è il motivo del contendere. Ciò contro cui mi scaglio è il dogma fatto propio dai più per cui stadio nuovo, anzi funzionale (ripeto la domanda: funzionale a che? O dovrei forse dire: a chi?) = possibilità di competere ad alti livelli, altrimenti impossibili = successi e trionfi. INACCETTABILE! E questo è il pensiero che traspare dalla maggioranza degli interventi sull'argomento. Sui siti internettiani, nei messaggi alle trasmissioni, nei commenti degli opinionisti nelle stesse, nei bar, che paiono divenuti ritrovo di "consumatori" e "puttane".:-) Sai, vero, chi sono  "responsabili" rispettivamente di queste due definizioni? Altra faccetta sorridente...

  E' sufficiente anche solo un'occhiata ai commenti inviati alla provocazione di Mario in questo spazio.

La frase di davidik - persona per la quale provo la massima considerazione e stima - "casa è il posto dove stanno le persone care, non certo quattro mura" mi trova non molto allineato. Esempi di dove stanno persone care, pur senza essere "casa" o quattro mura, me ne vengono...

Unendo allora questa frase di davidik al tuo titolo sulla "sacralità dei luoghi" ed al già citato Foscolo, quale emblema di un aspetto "romantico" da taluni apprezzato da altri no, continuando dunque a tediarvi con la letteratura applicata al calcio, non posso fare a meno di ricondurmi ad uno dei carmi da me preferiti, nel quale vedo singolari analogie con questa situazione.

Mi riferisco al carme sui sepolcri, su cui posso fare lo sborone in quanto da me portato quale "scelta del candidato" all'esame di maturità.

All'ombra dei cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?...Anche la Speme, ultima Dea, fugge i sepolcri. e involve tutte cose l'oblio nella sua notte; e una forza operosa le affatica di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe e l'estreme sembianze e le reliquie della terra e del ciel traveste il tempo..."

Come recitava il testo di critica letteraria su cui preparai l'exploit, se il Foscolo riconosceva l'inutilità delle tombe per i morti, ne affermava viceversa l'utilità per i vivi.  Elemento cardine - lo Juric della situazione - è il concetto dell'illusione che riafferma a livello di sentimento ciò che la ragione tende a negare. Ma se la ragione può spingersi fino a negare l'immortalità dell'anima, non può soffocare gli affetti, ai quali TUTTI gli uomini devono credere per vivere. Per cui, anche quando la vita del singolo ha fine, i SOGNI - se vogliamo anche le illusioni - i VALORI, le TRADIZIONI dell'uomo vanno oltre la morte perchè, riamanendo nella memoria di chi ancora vive consentono a chi ci ha lasciato l'eredità di affetti una sopravvivenza.

Io, al terzo piano della Nord, ci credo. Ed è lì, non alla Biacca, che ogni quindici giorni vado a trovare mio padre. Mi spiace, ma tutte le altre considerazioni socio-politico-economiche, di funzionalità, di convenienza, di successi (oltretutto solo possibili ma non probabili) non mi interessano nè mi smuovono.                                              



Sacralità dei luoghi
di amico_fragile il 27/05/2009 01.17

Caro Franci, innanzitutto ti indirizzo i complimenti per l'articolo presente e per il post di oggi nella sezione "pensieri in libertà". Non sono complimenti di facciata, ma sinceri.  Apprezzo stile, contenuti e la passione che dedichi a questo argomento.

Ora passo a quello che non mi vede sulle tue posizioni. Io credo che, come purtroppo spesso avviene nelle discussioni pubbliche, in troppi ci lasciamo prendere dalla smania di schierarci. Da una parte ci siamo "noi" e dall'altra ci siete "voi".  Noi la pensiamo così. Voi in questo altro modo. Peggio : noi siamo così... voi siete in quell'altro modo. Rifiuto questo tipo di confronto, perchè non è così. Io, per esempio, che conto per uno, sono un difensore del Ferraris, legatissimo al fascino che emana questo luogo, ma mi considero anche un possibilista. Cioè una persona disposta a ragionare su eventuali, ipotetiche, diverse soluzioni. Credo che a pensarla così ci siano altri genoani.

Genoani che non considerano stupidi romanticismi  l'intransigente resistenza di altri fratelli. Semplicemente perchè sono romantici anche loro ed ho trovato ingiusta la frettolosa accusa di "consumatore" , anche un po' "puttana"  a chi è stato giudicato colpevole di trattativismo. Al mondo siamo tutti consumatori e non sarei un degno appassionato di De Andrè, se non portassi rispetto alle puttane. Ma il problema non era tanto questo quanto l'accezione sprezzante che s'intendeva attribuire a questi due termini per rimarcare una sorta di superiorità dei conservatori nei confronti dei progressisti.

Se per romanticismo intendiamo quell'atteggiamento umano che prevale sul ragionameto, io credo che nessuna fazione abbia il diritto di rivendicarne l'esclusività. Il fatto è che ognuno ha la propria sensibilità e quello che per alcuni  è fondamentale, per altri può essere messo in discussione.

Non mi pare che tutti i possibilisti abbiano collegato il raggiungimento di  futuri risultati sportivi del Genoa alla costruzione di un nuovo stadio. Credo che lo stesso Preziosi non  abbia posto la questione in questi termini. Se non erro, lui ha parlato di un "Ferraris bellissimo, ma con dei problemi strutturali" di non facle soluzione. A meno che non si riesca a spostare il penitenziario. Sgombrando quindi il tavolo dal sospetto di un interesse speculativo : se  è possibile (e lo è..) risistemare l'area, non c'è necessità alcuna di trovarne un'altra per edificare un nuovo impianto. Non siamo tutti così creduloni da pensare che, lasciando il Ferraris, arriverà automaticamente la stella, o qualche altro importante trofeo. Nè, ripeto, ci è stata fatta questa promessa. Diverso è il discorso che fa Garrone, il quale, sin dal primo giorno del suo insediamento, antepone la questione stadio a quella di suoi pesanti investimenti sulla squadra (cosa della quale dubitano anche molti sampdoriani).

E allora qual è il problema ? E' che le regole non le facciamo noi. Non le fa Preziosi. Non le fa il Comune di Genova, ma gli organismi calcistici internazionali e l'osservatorio nazionale. Nessuno può dare garanzie che quello che và bene oggi, seguiterà ad essere a norma anche negli anni a venire. E' anzi possibile che le regole diventino sempre più restrittive. Poi lo so che in giro per l'Europa ci sono stadi che sono inseriti nei quartieri delle città, ma non  possiamo dimenticare che l'Italia è un osservato speciale. Anche perchè è un paese che non offre deterninate garanzie di sicurezza, le quali non sono legate solo all'arretratezza degli impianti. Ci sono anche altri criteri. Noi siamo indietro su tutto.  Enrico Preziosi ha preso un impegno importante con noi : fare stare stabilmente il Genoa tra il 3° e il 7° posto in serie A. Non  trovo niente di strano sul fatto che voglia stare tranquillo per quello che attiene allo stadio nel quale la squadra si deve esibire anche a livello internazionale. In una città come Genova che, com'è noto, ha fatto scappare via una squadra di basket a livello di A1 ed ha nuovamente scoraggiato gli imprenditori che avevano tutte le buone intenzioni di riportare qui la pallacanestro di alto livello. In una città che ha fatto tante rinuncie e che sta pagando anche per questo.

Il proprietario del Ferraris quindi deve fare chiarezza. La maggioranza di noi vuole rimanere lì. Poi all'interno di questa maggioranza ci si divide tra chi è assolutamente indisponibile a valutare eventuali soluzioni alternative e chi teme che alla lunga lo stadio di Marassi possa diventare un problema. Per il resto non me ne può fregare di meno di un impianto "vivibile 7 giorni su 7 (ma quando mai...)".

Di libri sulla storia del Genoa ne abbiamo in tanti in casa, indipendentemente da come la pensiamo.  Il Ferraris ha una lunghissima vita, ma in altri siti si è pure vinto. Si sentì però l'esigenza di dotarsi di una vera casa, individuando un'area che allora era perfetta. Sono cose che periodicamente succedono. Preservare le tradizioni è importante. Io per esempio trovo di un fascino irresistibile i borghi medioevali. Ma credo che nessuno vorrebbe tornare a vivere nel Medio Evo. 

Nell'affrontare il problema dello stadio si trascurano in maniera troppo disinvolta quelli del quartiere. Prima di entrare ad assistere all'incontro di Coppa Italia Primavera, ho visto il carro attrezzi portare via due macchine posteggiate nel piazzale antistante la tribuna. I disgraziati proprietari hanno avuto la colpa di non essersi informati anche sugli incontri dei ragazzini! E' un piccolo esempio. Ma immedesimiamoci un attimo. Forse ci renderemo conto che non è del tutto pretestuoso affermare che una nuova sistemazione dell'area è importante.

Riguardo alla ricostruzione di fine anni '80, francamente non ricordo particolari sollevazioni popolari. Ci fu si chi si andò a prendere "un pezzo di Gradinata Nord", ma la catena umana io la ricordo solo a seguito delle prime, maldestre, esternazioni di Garrone. Ma può darsi che io sbagli.  Non sbaglio, però, nel ricordare che sia Spinelli che Scerni parlarono dell'idea di andare a costruire un nuovo impianto in un'altra area cittadina. Probabilmente non si dette grande peso alle parole di questi due "grandi" presidenti, ma di sicuro non ci fu alcuna sollevazione. Nemmeno un educato avvertimento.

Le emozioni.  Domenica, prima della partita, ho pranzato in un covo granata, situato proprio davanti alle rovine del vecchio Filadelfia, lo stadio dove si esibì il Grande Torino e che i tifosi ancora oggi vorrebbero veder rinascere. Li capisco. Vedere quel brandello di curva ancora in piedi, quella scritta in pittura "ingresso Popolari" ti affascina in maniera soffocante. Impossibile non essere "romantici" davanti a tutto ciò. Ma poi pensi : come possono pretendere di rimettere su uno stadio in quella zona, ancora più sacrificata di quella del Ferraris? Poi ci siamo spostati al Comunale... pardon..  Olimpico... questo romanticismo!.. e sappiamo come è andata a finire. Emozioni forti. Rabbia. Le lacrime di una parte contrapposte alla gioia di un'altra. Cose che solo la passione sportiva, nel bene o nel male, ti sa dare.  Qualche centinaio di metri più in là c'erano le rovine silenti del Filadelfia. Il luogo sacro dei granata. Sarebbero state diverse le forti emozioni di noi tutti, se la partita si fosse giocata lì ? Non credo, le emozioni nascono nel nostro cuore, non dalla terra su cui mettiamo i piedi.   Io, sempre da arido consumatore-prostituto, ho grande rispetto per la sacralità attribuita a certi  luoghi dagli  Indiani d'America e da tutti i popoli per i quali la spiritualità è molto importante. Mai accetterei però che il prezzo da pagare sia l'essere confinato dentro una riserva.

We are Genoa!

 





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