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il Grifone in campoTra applausi e fischi
18/04/2011

 

Genoa  C.F.C.                   3

(14’ II t. Rafinha; 26’ autorete Berardi; 49’ Antonelli)

 

Brescia C.                          0

 

  

Un discreto pubblico al Ferraris presenzia all’ottenimento, salvo rivoluzionarie applicazioni della matematica al calcio, della certa conquista del diritto a partecipare, ancora una volta, al campionato della massima serie.

 

La sgradevole voce dell’altoparlante annuncia una formazione di fantasia: ci dice che Criscito gioca mediano davanti a Moretti e con lui Konko. Notizie false e tendenziose! Né il malconsigliato dicitore si piega a rettificare. Ci auguriamo ancora un intervento dell’ignoto responsabile della gestione dell’altoparlante, non tanto contro questo stupido disguido ma contro tutta una enfasi da baraccone di periferia, che urtica il colto pubblico rossoblù. Ci sarà senz’altro, sul mercato, uno speaker di stile, diciamo, più signorile. In mancanza, mi offro a cercarne uno io.

 

 


Un grande striscione nella Nord si pone in rotta di contrasto con i fischi che accolgono l’entrata del Brescia con una particolare attenzione riservata all’allenatore Iachini. Evidentemente ci sono due anime in conflitto, nei genoani.

 

Ciò che ci dice il campo è il massimo impegno sportivo di entrambe le squadre e l’onore sportivo tenuto alto dal Genoa.

 

Ci rivela subito un Brescia determinato, che dispiega tutte le sue energie. Quando, al 4’, Caracciolo di testa colpisce la traversa di Eduardo da pochi passi, già due palloni avevano ronzato pericolosamente davanti alla sua porta. Per i primi venti minuti, il barbuto Kone con i suoi scatti e giravolte insidia la coppia difensiva Rossi-Criscito.
 

Il Genoa pian piano si organizza: vediamo Kucka indicare a Milanetto la posizione da tenere, infatti spesso è il boemo, tra i due, quello che avanza a sostegno dell’attacco. Con loro in mediana, Rafinha è il più dinamico e il meno razionale; il movimento instancabile di Rossi è costantemente di servizio alla squadra.

 

Adesso Kone ripiega costantemente in mediana, il Brescia gioca con soltanto due punte, il Genoa prende la prevalenza. La fantasia e la struttura delle manovre bresciane non si mantengono al livello iniziale.

 

L’arbitro Brighi si adegua alla moda attuale, che è quella di fischiare poco. Ho sempre notato che il comportamento degli arbitri è soggetto alla moda in atto. Ancora mesi fa era un subisso di cartellini e di punizione e secondo me oggi pertanto siamo in progresso. In campo molti falli netti però restano impuniti, si genera nervosismo, vediamo piccole liti. Brighi non conserva un perfetto controllo. 

 

La partita offre molti episodi.

 

Al 18’ Eduardo para con bravura un forte tiro ravvicinato. Subito dopo ammiriamo un esemplare intervento difensivo a terra di Bega, che aggancia la palla in area. 

 

Floro Floris sbaglia il tiro al 27’ e tre minuti dopo in ribattuta alza la palla sopra la traversa col ginocchio.

 

I rapporti di giuoco in campo si chiariranno nel secondo tempo: l’opportuna sostituzione di Kucka con Antonelli dà al Genoa un timbro superiore.

 

Al 12’ un tiro di Palacio viene bloccato in tuffo da Arcari. Due minuti dopo l’impagabile Palacio sfugge sulla destra e centra un pallone assolutamente perfetto per Rafinha che sorprendentemente si trova davanti ad Arcari e lo infila abilmente di testa.

 

Al 18’ assistiamo a un numero famoso: il calcio di punizione di Diamanti, che già in passato molte vittime ha noverato. E’ una cannonata precisissima oltre la barriera, nell’angolo alto più vicino al tiratore e più lontano dal portiere. Eduardo ci arriva, in modo mirabolante, e manda in corner. Questa invero è la svolta della partita: qui il Brescia capisce che uscirà sconfitto.

 

Ricordo che Dempsey, campione del mondo, fu sfidato – sono passati davvero molti anni – dal francese Carpentier, pugile più leggero ma con un destro micidiale: si riteneva che una volta che fosse riuscito a metterlo a segno, l’avversario sarebbe andato fuori combat-timento. Il match fu trasmesso dall’America in Europa via radio. Carpentier riuscì a piazzare il suo destro ma Dempsey lo incassò senza smontarsi. Fu in quel momento che Carpentier, come disse al ritorno, comprese di non avere possibilità. 

 

Così il Brescia, malgrado che abbia bussato ancora invano alla porta genoana: va incontro all’autorete (il povero Berardi tentava di respingere in corner) e al sigillo finale di Antonelli (primo suo gol nel Genoa).  

 

Tutti ad applaudire i rossoblu, particolarmente Eduardo, mentre l'odiato Iachini esce scornato, subissato di fischi.

 

 

Vittorio Riccadonna

 

 



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