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l'opinione''Ballardini nostalgia'' di Claudio G. Fava
30/05/2011

 

Mentre scrivo queste righe (è domenica 29 maggio) le notizie sul nuovo allenatore del Genoa sono ancora vaghe e incerte.

 


Malesani è sempre in corsa (credo sia l’unico) ma sembra che all’ ultimo momento il contratto non sia stato ancora firmato: l’uomo incombe ma a  quanto si intuisce non è ancora arrivato. Ma forse arriverà domani. Intanto Ballardini dovrebbe essere partito per il Lido di Ravenna (poteva approfittare per conoscere una delle 17 bandiere blu della Liguria !) ove potrà ritrovare i suoi figli e, suppongo,la moglie svedese. In fondo non avevo sbagliato completamente definendo questo ravennate apparentemente gelido,“un personaggio post-bergmaniano”, al punto che Stefano Tettamanti (agente letterario a Milano e genoano ovunque) mi ha chiesto l’autorizzazione di  citare la definizione  nella sua rubrica  nel “Secolo XIX”, contrapposta a quella doriana di Licalzi. Autorizzazione che ho concesso ben volentieri. In effetti c’è un che di cupamente romanzesco nel personaggio Ballardini. A momenti, immobile, compunto, col cranio rasato e lucido e gli occhiali neri, fa venire in mente certi personaggi minori, killer o commissari, di quei film italiani degli  anni ’70, amati da Quentin Tarantino, che il mio amico Giovanni Buttafava definì genialmente “poliziotteschi”. Arrivato di colpo al Genoa, per sostituire d’ improvviso Gasperini adorato dai Genoani, Ballardini,piombato   a metà del guado, ha  tenuto la testa a posto, è riuscito ad armonizzare i giocatori sopravissuti ad una serie di  acquisti e vendite di quel che mi sembra il più geniale ma anche il più imprevedibile dei presidenti di società  di calcio in Italia, ed ha concluso in modo sommesso ma dignitoso un campionato che poteva finir male. Mi pareva che avesse tutti i requisiti, se è vero quel che si dice e si scrive, per esser conservato almeno per un altro anno. Invece viene allontanato (come già è accaduto col Cagliari, la Lazio, il Palermo, e probabilmente anche altrove) lasciando a molti, ed a me in particolare, l’amaro in bocca. L’abbiamo visto, lucido, fermo e pacato nelle conferenze-stampa, nelle quali tanti suoi colleghi mescolano invece banalità,  tortuosità e pomposità come dei politici di professione. Non ho gli elementi per discutere le decisioni di Preziosi. Autentico  talento per scoprire, importare, , lanciare o recuperare calciatore giovani e vecchi (si pensi a Milito, Thiago Motta, Palacio, Floro Flores, e, fra i non conservabili, Ranocchia e  Boateng, tanto per fare qualche nome) probabilmente ha motivi che non conosco per prendere decisioni di cui solo lui conosce giustificazioni palesi  e ragioni nascoste. E che inoltre paga in prima persona. Fra qualche mese tutti giureranno sul genio veneto, commosso e umbratile di Malesani e avranno  già dimenticato Ballardini.

Io vorrei ricordarlo a lungo.

Claudio G. Fava 

 



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