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dalla redazioneDemocrazia in campo?
31/10/2012

 

Ho sentito ad una trasmissione sportiva di domenica della TV il presidente degli arbitri accolpare unicamente il guardalinee di Catania-Juventus del pasticcio del gol valido annullato ai siciliani.

 

Così sarebbe stato se il guardalinee si fosse fermato con la bandierina alzata.

Fu piuttosto un caso esemplare dei problemi della mano collettiva sui giudizi dell’arbitro.

 

  


Dove un arbitro può sempre sbagliare, sei collaboratori sbagliano meno?

Ha una buona funzione nell’arbitraggio il principio di democrazia, se mai ne ha una altrove?

Se uno dei sei collaboratori avesse in mano uno schermo collegato ad una TV, oppure fosse telecollegato con un Centro Operativo segreto, si sbaglierebbe meno? (Questo poi, in contraddittorio col resto del mondo delle informazioni, io non lo credo).

 

Una volta si diceva: la responsabilità della decisione è sempre dell’arbitro. Non mi aspettavo di sentire il massimo dirigente degli arbitri affermare che è del guardalinee.

 

Nella fattispecie la responsabilità è stata proprio dell’arbitro, secondo quel poco che ho visto, forse imperfettamente: infatti tenete conto che scrivo avendo guardato brevemente quella trasmissione soltanto, non molto specifica. Una volta deciso per il gol, avuto consenso dal guardalinee, egli non doveva piegarsi a un ridicolo comizio in campo tra arbitri con le mani davanti alla bocca, circondati dai giocatori.

 

Questo non scusa però il guardalinee, forse ossequioso di un comportamento, tante volte osservabile, che potrebbe derivare da accordi preliminari col singolo arbitro oppure da indirizzi superiori. Si vede, ad esempio, un guardalinee che si accinge a segnalare un calcio d’angolo mentre l’arbitro fischia il calcio di rinvio: allora subitamente il guardalinee inverte la rotta e dirotta la corsa verso il centro campo. Altre volte aspetta la decisione dell’arbitro e poi segnala in conformità.  Voglio dire che spesso i guardalinee si accodano all’arbitro all’intento di non manifestare pubblicamente discordanza di giudizio tra loro, che significherebbe che uno dei due sbaglia. Secondo onestà, non dovrebbe essere questa la loro funzione. Il guardalinee segnali apertamente ciò che ha visto, fino a decisione finale presa dall’arbitro.

 

Il segnalinee di Catania, pare, ha fatto immediatamente una segnalazione con la bandierina e se l’è rimangiata subito correndo a centro campo, avendo l’arbitro dato il gol. Benissimo. Vuol dire che anche per lui, che ci aveva ripensato, il gol era regolare. Fine.

 

Quando poi invece in campo hanno fatto il comizio, per l’arbitro principale era regolare, per l’arbitro di porta, accorso, forse tutta una cosa incerta (qualcuno forse  spiegherà le sue funzioni), il quarto arbitro vicino alle panchine non avrà avuto niente da dire per radio, e il guardalinee, descritto come tanto bravo e così esperto (o forse troppo esperto)? Intrappolato nelle proprie consenzievoli esitazioni, ha confermato la sua prima impressione già smentita.

 

Non è l’errore tecnico la cosa più grave: la vera questione, che dovrà impegnare  i dirigenti arbitrali, sta nella limpidezza dei loro collettivi in campo.

 

 

Vittorio Riccadonna

 

 

 



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