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il Grifone in campoLa Fiorentina vince di scatto
02/09/2013

 

 

Genoa C.F.C.                                     2

(9’ II t. Gilardino; 15’ Lodi, rigore)

 

A.C. Fiorentina                                  5

(10’ Aquilani; 14’ G.Rossi; 41’ I t. Gomez; 10’ II t. G.Rossi; 48’ Gomez, rigore)

 

 

 

Lo stadio è addobbato a festa. Una passeggiata di presentazione della bandiera, di tre figuranti a passo lento, ben addobbati, accompagnati da Marco Rossi, scalda i cuori che sono tornati a battere al vecchio Ferraris. Persino l’uomo al microfono mi sembra un tantino più urbano di come lo ricordavo.   

 

La Fiorentina veste tutto di bianco, la solita divisa anonima degli ospiti.

 

 

 


Tra i capitani Pasqual e Portanova, è la Fiorentina a vincere il sorteggio del campo e il Genoa a battere il primo pallone al Ferraris di questo campionato.

 

Piace dilungarsi nei gradevoli preliminari, che aprono subito ad una più amara vicenda.

 

Colpito da due defezioni per i soliti infortuni pre-partita a cui siamo soggetti, Liverani pensa di rimediare schierando Santana e Floro Flores in appoggio a Gilardino all’attacco. Hanno naturalmente anche il compito di coprire la mediana, ma non è sufficiente per opporsi alla manovra di alto livello dei Fiorentini, fatta tutta di palleggi rapidi e di movimenti omogenei dell’intera squadra. La mediana del Genoa non riesce a contrastare la presa di possesso del campo in forze dell’avversario, che sembrano anche numericamente superiori.

 

Eppure il Genoa non è assente dal gioco e riesce a portare qualche azione e qualche pericolo alla porta avversaria.

 

Entra però in gioco una superiorità individuale e maggiore scatto e prontezza, oltre che perfetta intesa, dei Fiorentini sotto porta. Poi, come sempre, influisce anche il caso, nel multiforme svolgersi della partita. Risultato di tutto questo, dopo un quarto d’ora siamo sotto di 2-0 e la differenza in campo fa presentire che la partita sia bell’e finita.

 

Ma il Genoa ha cuore e i sostenitori rossobli continuano a incitare (battendo anche su tamburi o qualcosa del genere, credevo che non si potesse più). E la partita, invece, finita non è.

 

L’uomo pericoloso dell’attacco del Genoa è Gilardino, ma costui viene trattato duramente dai difensori biancovestiti, con interventi di corpo di frequente fuori dai limiti del regolamento. Qui non mi piace l’arbitro Celi da Bari, che non ravvisa la sistematicità di questa serie di spinte e colpi duri.

 

L’errore maggiore della terna arbitrale avviene nel secondo tempo, quando il Genoa aveva ripreso la contesa del gioco, sosteneva maggiormente il proprio attacco e si era appena portato dallo 0-3 all’1-3 con uno splendido gol di Gilardino, al volo su lancio di Matusalemme: una delle cose belle della partita. Si poteva presagire, coll’eventuale secondo gol che infatti poi venne, un finale emozionante. Invece subito dopo il gol di Gilardino il guardalinee Giallatinni (?) non rileva un fuorigioco proprio sulla destra dell’attacco fiorentino sotto i distinti e l’azione porta il risultato sull’1-4 che conclude la contesa.

 

Questo diciamo non per sostenere che l’ampia sconfitta non sia meritata o per vittimismo, ma soltanto per rilevare che nonostante la serata estremamente difficile e la partita quasi disperata, il Genoa malgrado tutto non ha mai mollato le cime e ammainato l’orgoglio.

 

La differenza tra le due squadre è stata grande sotto molti punti di vista, compreso il livello di preparazione fisica e tecnica. Sappiamo che il Genoa è in corso di costruzione e che troveremo avversari più abbordabili.

 

 

 

Vittorio Riccadonna

 

 



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