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dalla redazioneTra i cipressi
05/02/2014

 

 

Da pendici opposte del monte Figogna sorgono due rivi, che presso Geo si fondono in un torrentello il quale, discendendo al Polcevera verso Morigallo, nel suo percorso separa, dalla strada che porta alla Madonna della Guardia, il cimitero di Bolzaneto.

 

 

 


E’ un piccolo cimitero addossato alla collina, che una volta raggiungevamo regolarmente da Bolzaneto a piedi. Vi sono sepolti anche i miei nonni materni; i vecchi nomi che vi si leggono sono cognomi genovesi della vallata.

 

Oggi in mezzo a quegli alberi hanno portato una nuova bara: è una bara tutta dipinta, rossa e blu.

 

Ah, Pippo Spagnolo, strana amara cosa commentare che non sei più tra noi. Sembra illogico, senza senso, essere noi rimasti privi della tua presenza.

 

Stamattina alla funzione in chiesa ho rivisto vecchi genoani che da tempo non si incontravano. Come se tu avessi voluto ancora riunificarci con un tuo ultimo abbraccio. Vecchie facce avvizzite dagli anni e dal dolore di oggi, vecchie facce amiche sopravissute a tanti anni di passione genoana; vecchie facce silenziose, poiché i ricordi ce li tenevamo dentro.

 

Fuori, davanti alla chiesa, il ricordo invece era espresso con grandi striscioni.

 

Vecchie facce.

 

Fortemente ha pesato su di me il pensiero di quella folla, in confronto ai più giovani, che non erano altrettanto numerosi.

 

I tifosi delle ultime generazioni forse non sapevano? non capiscono? Essi non hanno vissuto quegli anni, in cui attorno a te si fondö l’organizzazione del sostenitori genoani, attraverso impegni e imprese memorabili, osate con audacia e estrema generosità, pieni di forza educativa. Poter dire loro, poter raccontare.

Il mondo del calcio è cambiato e alcuni ideali si sono offuscati, erosi dal dominio del denaro, sempre più sfrenato.

Le nuove leve sono costrette in un’altra realtà.

 

Ah, Pippo, tu lo sapevi tutto questo, avevi conservato a te una parte del tuo mondo sportivo, più sana e nobile, collocata al di fuori del calcio.

 

Te ne sei andato dunque senza vedere, in questo mondo terreno, l'ultima partita che non era un derby ma una partita come le altre; talmente una partita come le altre, che il mondo del calcio ufficiale, sul nostro campo, davanti alle squadre, non ha saputo ricordarti.

Sono sicuro che non ti sei adontato. Problemi loro, sarà stato il tuo consueto commento, da lassù, e ci avrai fatto sopra il tuo classico sorrisino.

 

Che non vedremo più, ahimé, in questa terra.

 

 

 

Vittorio Riccadonna

 



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"Tra i cipressi " | 1 commento
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Stai visualizzando i commenti del giorno 07/02/2014


caro Vecchio Marciatore
di Abbadie56 il 07/02/2014 15.38

E' da tempo che io sentivo di appartenere al passato. Purtroppo non c'è niente da fare. Se uno resta legato al proprio vissuto, viene inevitabilmente fagocitato dal passato, anche se volesse vivere in pieno il presente. Ma per vivere il presente bisogna non avere memoria. E questa è una scelta davvero difficile: dimenticare e vivere il presente, o restare nel passato col proprio vissuto? Dipende anche, credo, dalla natura delle persone.
Comunque sia, credo che la scomparsa di Pippo Spagnolo abbia marcato in modo netto queste mie sensazione, stabilendo un punto di non ritorno. Per me, è tutta la mia generazione che se ne sta andando, e devo prenderne atto.
Anche alla Rametta di De Ferrari quanti se ne sono andati! E tutti grandi genoani, ai quali ero profondamente legato. E con loro se ne sta andando un certo modo di tifare Genoa, un certo modo di essere genoani. Che è diverso da quello di oggi. Non dico né migliore, né peggiore, perché non lo so. Dico diverso, su questo non ho dubbi.
Ma un cambiamento a dire il vero c'era già stato. Chi ha vissuto il tifo degli anni '50 sa che era diverso da quello venuto dopo, con la nascita dei club e con l'organizzazione dei club. Poi un altro cambiamento con la crescita del tifo giovanile, che prendeva il comando delle operazioni allo stadio.
Questi cambiamenti non hanno impedito di avere sempre un tifo importante a favore del Genoa. E io spero, sono convinto che anche in futuro sarà così. I cambi generazionali sono inevitabili, ma la vita continua. E il Genoa pure. Anche senza di noi. abraços





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