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dalla redazioneMorte di Luciano Delfino
20/05/2015




Ci colpisce sempre, la notizia della morte di un giuocatore del passato; quale che esso sia, uno di fama modesta, oppure un grande della storia. Tutti i giuocatori del nostro passato fanno parte della nostra storia: le distinzioni non sono ammesse.

Ciononostante, alcune volte, essa ci colpisce più profondamente.

Perché una tale graduazione nel dolore?



Noi sostenitori, che facciamo parte del pubblico, ricordiamo in modo preponderante i grandi giocatori, quelli di valore superno, che illuminarono coi loro lampi di classe la nostra passione sportiva. Eccoli, tutti, in fila, i grandi nomi: ognuno li ha presenti. Il Grande Giocatore del Genoa fu spesso un foresto, venuto al Ferraris a miracol mostrare. Il Grande Giocatore dall’alto della sua maestria entrava in campo e recava splendore. Noi sostenitori, che facciamo parte del pubblico, ricorderemo per sempre la grandezza del Grande Giocatore e la notizia della morte ci avvilisce in modo particolare.
Questo, in apparenza, il modo di sentire di noi sostenitori, che facciamo parte del pubblico; un’apparenza che se non è proprio falsa non è neppure del tutto vera.
Un altro tipo di giocatore ha la capacità di trasportare noi sostenitori, che facciamo parte del pubblico, e di farci dire sei uno di noi: quel giocatore che non si fa valere per sublime superiorità tecnica, ma per quelle doti morali che sono la perseveranza, il coraggio, l’abnegazione, la generosità, la colleganza con i compagni, la volontà di combattere. Sì, sono questi i giuocatori che veramente conquistano il nostro cuore: che diventano, per rimanerlo, gli emblemi della passione per la nostra squadra.
Delfino era tutto questo.
Non solo questo.
Non mi effondo a ridirne le vicende e la storia: altri dei nostri scrittori lo hanno già fatto nelle rubriche interne del nostro sito, dove le potrete leggere. Pure devo ricordare come la sua attività a favore del calcio non si sia esaurita col suo indossare la maglia rossoblù: invece si è protratta ancora per anni e anni, fino a conquistare la stima generale e diventare alto dirigente.
Magnifica cosa, che questi nostri giocatori nella loro vita rimangano tra noi, ad insegnare e guidare.
A maggior ragione, rimangono poi nella nostra memoria.


Vittorio Riccadonna

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