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dalla redazioneLa Croce del Nord
11/06/2015



Immaginate di disegnare sulla cartina geografica un rombo: la diagonale maggiore congiungente Bologna e Modena, un 55 chilometri sulla Via Emilia, che fu costruita dal Console Marco Emilio Lepido colla tecnica a strati inventata dai costruttori Romani; la diagonale minore, congiunge Carpi con Sassuolo, sono circa 36 chilometri. Come in tutti i rombi, le due diagonali si intersecano in un punto, che lascio a voi di cercare.
Lascio a voi anche di calcolare la superficie del rombo – dai, non è difficile: il semiprodotto.

In così poco spazio, tocchiamo quattro sedi del grande calcio italiano.




Storicamente grande Bologna, rientrato or ora nella massima serie: incontrastato alfa della costellazione. Posto storico anche Modena; mi sembrerebbe maggiormente storico se rivestissero i calzoncini blu con la maglia giallo canarino come ai miei bei tempi, ma pazienza, è soltanto immaginazione. Nuovo arrivato Carpi, che salutiamo con una certa emozione: ha vinto un campionato a grande livello. Carpi è già una cittadina, 70 mila abitanti, provincia di Modena. Benvenuti. La partita Carpi-Genoa già la pregustiamo (in tutti i sensi).

E resta la stellina Sassuolo; resta, proprio nel senso che in serie A c’è restato veramente, e come bene.

Sassuolo, anch’esso in provincia di Modena, ha un 40 mila abitanti: si può raggiungere con una gita in automobile passando dal Cerreto.

Se per la gita vogliamo prendere slancio dal mare, eccoci alla foce del Magra: domina Ameglia la meravigliosa visione di Montemarcello. Abbamo l’eterno ostacolo dei monti: Il bel paese ch’Appennin parte … Risaliamo poco il fiume e poi prendiamo la salita per Fivizzano.
A Fivizzano c’era una volta un campetto di calcio con una forte pendenza quasi imbarazzante. Ora non so, però mi sembra d’aver intravisto una volta in televisione un campo da giuoco più degno.

Saliamo fino ai 1200 metri del Passo del Cerreto. Ricordiamo poco lontana una stazione sciistica, con due grandi alberghi affiancati: esisteranno ancora, con la scarsità di neve?

La lunga discesa ci porta a Castelnuovo ne’ Monti – si scrive proprio così. Quando ero al colorificio, venne una volta un giovane semplice operaio che mi sbalordì citando a memoria versi di Dante. Com’è erudito questo qui, pensai. Seppi dopo qualche tempo che era di Castelnuovo. Bene, siete mai stati a Castelnuovo? Lì sopra giace una specie di ludo di natura: la Bismantova, un altipiano sbalzato verticalmente a picco. Dante lo cita quale esempio di erta difficile, ma non tanto come scalare il Purgatorio. Le varie cartoline che trovi in vendita a Castelnuovo portano tutte quella terzina: ciascuno la conosce a memoria ed ecco perché …

Ma allo scopo di soddisfare le curiosità, è questa:

«Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
montasi su Bismantova in cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om voli; ..

Oltre la Bismantova si svolta a destra dove fluisce il fiume Secchia. Lo seguiamo discendere, ed eccoci a Sassuolo, con la sua Chiesa di S. Giorgio, eroe semileggendario sempre gettonato.

Siamo arrivati.

Però sarebbe un peccato fermarci qui, proprio oggi, nella stagione delle ciliegie. A pochi chilometri c’è Vignola, in altre parole ci trovi le migliori ciliegie d’Italia. Dal Secchia ci trasferiamo dunque al Panaro.

Adiacente a Vignola, il turrito Spilamberto ti impressiona con le sue costruzioni storiche, non dobbiamo però dimenticare di trovarci nel regno del famoso aceto balsamico.

Anche la vicina Bazzano, ai margini tra pianura e Appennini, è guardata dall’alto dal complesso del Castello, mentre una più terrestre attrattiva è data dalla cantina sociale che produce … cosa dite voi? … ma Lambrusco, naturalmente, e che Lambrusco.

Insomma, siamo in Emilia, sapete com’è.

La strada del ritorno, a volerla fare, da Bazzano risale, pensate, fino all’Abetone, ma forse il viaggio diventa troppo lungo.

Di quest’altra parte, c’è l’autostrada.


Vittorio Riccadonna



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"La Croce del Nord" | 2 commenti
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Stai visualizzando i commenti del giorno 11/06/2015


RABAX
di Franci il 11/06/2015 21.22

il papà della mia prima fidanzata era di Castelnuovo ne' Monti
Si chiamava Carlo Masoni e tifava Bologna



Vittorio
di RABAX il 11/06/2015 21.00

mi hai commosso.

Non avrei mai immaginato conoscessi tanto bene quei luoghi a me tanto cari, proprio da quelle parti, infatti, ho le radici da parte di padre.

i due alberghi in cima alla provinciale che porta al valico del Cerreto esistono ancora, sono cambiate le gestioni.

Noi di passaggio eravamo frequentatori abituali dell'Albergo "Alpino", sezione trattoria, dove il vecchio proprietario ci accoglieva sempre con "certo qui funghi tutto l'anno" come immancabile era "ho un pecorino che è una cannonata".

Noi ci sentivamo un po' come suoi raccomandati, ma era scontato che tenesse lo stesso discorso a tutti i suoi ospiti foresti, i cosiddetti villeggianti, di più pareva interessato ai nostri aggiornamenti su Genova, insomma buona cucina e tanto calore e sana allegria.

Non tutti gli emiliani sono così (Piacenza e Parma ?!?), ma per i reggiani l'ospitalità è sempre stata un valore molto sentito.

Castelnuovo ne' Monti, che è considerata la "capitale" della montagna, è ancora molto popolata, mentre i vari paesi e frazioni disseminati lungo le pendici di quell'Appennino stanno oramai lentamente ed inesorabilmente spopolandosi.

Sono zone in cui sopravvive ancora l'usanza di "cantare il maggio", cori e rappresentazioni in costume con cui si rievocano vicende eroiche molto antiche, ma anche molta improvvisazione, il tutto con grande serietà, come vuole la rinomata tradizione lirica di quelle zone.

In una di quelle frazioni, Razzolo, è nato il noto campione olimpico di sci, in un altra Sologno, paesino posto sul crinale di un monte, un secolo fa è nato mio padre Efisio (nome in effetti d’origine sardo, ma dato al terzo di sei figli in onore al medico condotto del paese di quel tempo.

Da Sologno in particolare località castello si può ammirare uno splendido panorama in primis la Pietra di Bismantova che Tu hai ricordato (è vero su tutte le cartoline sono riportati quei versetti), per non dire dei grandiosi tramonti con il solo che si inabissa lentamente dietro il Monte Ventasso.

Ho sempre adorato questi posti scoperti da bambino quando arrivarci d'estate era un'avventura che iniziava alle sei del mattino a Brignole e si concludeva alle nove di sera dopo un'oretta di passeggiata a piedi (la corriera si fermava prima) con l'asino dello zio carico dei nostri bagagli.

C'era un'umanità straordinaria in quei posti, nonostante la povertà figlia di un’agricoltura povera con cui le numerosissime famiglie dell'epoca a fatica riuscivano a sfamare tante bocche.

Oggi sono rimaste le case, molte abbandonate e se desidero rivivere e ricordarmi di tutta quella bella gente appena fuori paese c'è nel verde il cimitero dove, se possibile, forse anche di più che in città , la gente onora i suoi cari.

Da ragazzi inconsciamente ed inopportunamente scherzando ci dicevamo: ...andiamo a vedere gli ultimi arrivi...

Oramai quelli della nostra generazione od appena più anziani sono quasi tutti là, magari ci aspettano così vuole infatti quella che chiamiamo le legge del contrappasso...





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