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il Grifone in campoIn Adige, una sconfitta in blu
28/02/2016



A.C. ChievoVerona . . . . . . . . . . . . 1
(6’ II t. Castro)

Genoa C.F.C. . . . . . . . . . . . . . . . . . 0



Non compito giulivo commentare questa partita. M’ero divertito più ieri nel televedere i giocatori di rugby di Scozia, dalle maglie color blu Scozia - ovviamente. Essi vinsero.

Anche il Genoa oggi vestiva maglie blu – quasi blu Scozia. Fu detto una volta il colore della tristezza. Ricorderete “St.Louis Blues”, il brano jazz famoso dal titolo tradotto, al tempo che fu, in “Tristezze di S.Luigi”.

Chievo in divisa sociale.



Batte il Chievo: Burdisso ha vinto il campo. Ma da osservare, la gara dà poco. Chievo parte bene, con intensa volontà, poi Genoa riequilibra e le forze sembrano neutralizzarsi. Tra le due squadre si vede una differenza: Chievo imposta azioni più ficcanti, organizzando le verticali già dalla metà campi; Genoa manovra più lentamente, chiamando all’attacco un maggior numero di giocatori.

La prima parata la fa Perin, facilmente, al 29’. Al 33’ un tiro di Cerci in diagonale va fuori e così al 42’. Nel finale del tempo il Chievo attacca.

Col suo primo tempo, il Genoa ha ripromesso una ripresa di contenimento, non ci vedo un promettente anelito alla vittoria. Peraltro la partita non è facile in sé, Chievo è combattivo e schieramento e tattica del Genoa non agevolano il centro del suo attacco.

Il Chievo domina l’inizio della ripresa. Al 2’ ottiene l’ammonizione a Dzemaili; poco dopo, la porta decisiva. Il Genoa cade una volta di più su un traversone obliquo, che dalla destra del Chievo scavalca Perin e trova dall’altra parte un mediano avversario che arriva comodo a toccare in gol di testa: in disperato rientro, Perin non riesce a salvare. Il marcatore, Castro, aveva alle costole il nostro Rigoni, mi sembra: giocatore di metà campo. La difesa a 3 è esposta a questo tipo di deficenze, è naturale, e occorre molto studio e molta applicazione, giocando a zona, per realizzare l’abitudine della marcatura sottoporta sul lato opposto a dove parte il cross. Problema per tecnici di vasto studio.

La mezz’ora successiva, Chievo è padrone del campo. Il gioco del Genoa dà senso di aver perso lucidità, i giocatori fanno appoggi sbadati.

L’ultimo quarto d’ora diventa vivace, con occasioni perdute da ambo le parti. Forse la maggiore è offerta alla testa del nostro Rigoni, che da pochi passi manda la palla sul portiere. Infatti Gasperini ha chiamato rinforzi in attacco, tentando di rompere una situazione chiusa. Nelle due aree c’è anche qualche scontro che potrebbe interessare l’arbitro, che ha arbitrato in modo corrivo, ma nulla di particolarmente notevole.
(Dico “il nostro Rigoni” in quanto ce ne sono due, fratelli contro).

L’impressione finale che ci ha lasciato questa meritata sconfitta non è bella. Certamente esistono problemi vari e forse uno schieramento tattico da revisionare.


Vittorio Riccadonna



CHIEVO:
Bizzarri; Frey, Dainelli, Cesar, Gobbi; N.Rigoni, Radovanovic, Castro; Birsa (27’ II t. Meggiorini), M'Poku, Pellissier (cap.).
GENOA: Perin; De Maio, Burdisso (cap.), Ansaldi; Rincon, L.Rigoni, Dzemaili (16' II t. Tachtsidis), Laxalt; Cerci (17’ II t. Lazovic), Matavz, Suso (11' II t. Capel).
Arbitro: M.Fabbri da Ravenna.
Ammoniti: Džemaili, Radovanović, Ansaldi, Gobbi, De Maio.



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